06. Il Sabato

06. Il Sabato

Studio tratto dal libro LA CONFESSIONE DI FEDE DEGLI AVVENTISTI DEL 7° GIORNO – Le 28 verità bibliche fondamentali – Ed. AdV – Firenze, 2010,  cap. 20  “Il Sabato”.

Il Creatore, dopo i sei giorni della creazione, si riposò il settimo giorno e istituì il sabato come memoriale della creazione. Il quarto comandamento dell’immutabile legge di Dio richiede l’osservanza di questo settimo giorno, il sabato ,come giorno di riposo, di culto e di servizio in armonia con l’insegnamento e l’esempio di Gesù, Signore del sabato. Il sabato è un giorno di comunione con Dio e con il prossimo. Esso è un simbolo della nostra redenzione in Cristo, un segno della nostra santificazione, un’espressione della nostra fedeltà, un’anticipazione del nostro futuro eterno nel regno di Dio. Il sabato è il segno perpetuo scelto da Dio per rappresentare il patto eterno con il suo popolo. La lieta osservanza di questo tempo sacro, da tramonto a tramonto,è una celebrazione dell’opera creatrice e redentrice di Dio (cfr. Gn 2:1-3; Es 20:8-11; Lc 4:16; Is 56:5,6; 58:13,14; Mt 12:1-12; Es 31:13-17; Ez 20:12,20; Dt 5:12-15; Eb 4:111; Lv 23:32; Mc 1:32).

Dio ha fatto visitare ad Adamo e ad Eva il paradiso dove avrebbero dovuto dimorare. Il paesaggio che si offriva ai loro occhi era indescrivibile, di una bellezza incredibile. Mentre il sole calava lentamente su quel primo venerdì, sesto giorno della creazione e le stelle iniziavano ad apparire, Dio fece il suo commento: «Dio vide tutto quello che aveva fatto,ed ecco,era molto buono» (Gn 1:31). Così Dio terminò la sua creazione con «i cieli e la terra e tutto l’esercito loro» (2:1). Ma, per quanto fosse bello il mondo che egli aveva appena completato, il più grande dono che Dio dona alla coppia da poco creata è stato il privilegio di una relazione personale con lui. Così regala loro il sabato, un giorno di speciale benedizione, di comunione e compagnia con il loro Creatore.

IL Sabato nella Bibbia

Il sabato occupa una posizione centrale nella nostra adorazione per Dio. Quale memoriale della creazione, rivela la ragione per cui Dio deve essere adorato: egli è il Creatore e noi siamo le sue creature. «Il sabato, perciò, fu posto alla base stessa dell’adorazione di Dio, poiché insegna questa grande verità nella maniera più incisiva possibile e come nessun’altra istituzione può fare.

La vera base dell’adorazione di Dio, e non solo quella del settimo giorno, si fonda sulla distinzione tra il Creatore e le sue creature. Questo grande fatto non potrà mai diventare obsoleto e non deve mai essere dimenticato».1 È proprio per ricordare sempre questa eterna verità agli uomini che Dio ha istituito il sabato.

Il sabato alla creazione. Il sabato scaturisce da un mondo senza peccato. È il dono speciale di Dio che permette all’umanità di sperimentare la realtà del cielo pur vivendo in terra. Il sabato ha siglato tre importanti iniziative divine.

  1. Dio si riposò di sabato. Il settimo giorno Dio «cessò di lavorare e si riposò» (Es 31:17). Se il Signore si è riposato è implicito il fatto che non ne avesse bisogno (Is 40:28). Il verbo «riposarsi», shabbath, significa letteralmente «cessare» di lavorare o di svolgere un’attività (Gn 8:22). «Il riposo di Dio non fu il risultato né dello spossamento, né della fatica, ma la cessazione dell’occupazione svolta precedentemente». 2 Dio si riposò perché voleva che gli esseri umani si riposassero; egli stabilì un esempio da seguire (Es 20:11). Se Dio concluse la creazione il sesto giorno (Gn 2:1), cosa significa che «compì l’opera che aveva fatta» il settimo giorno (v. 2)? Infatti, il Signore aveva finito di creare i cieli e la terra durante i primi sei giorni, ma doveva ancora creare il sabato. Con il suo riposo creò il «giorno di riposo». Il sabato fu il suo tocco finale, il compimento di tutta la sua opera creatrice.
  2. Dio benedisse il sabato. Dio creò il sabato e lo benedisse. «Tale benedizione proclamò il settimo giorno come oggetto speciale del favore divino; esso avrebbe portato benedizione alle sue creature».3
  3. Dio santificò il sabato. Santificare qualcosa significa metterla da parte per un uso speciale, significa renderla sacra o santa. In questo modo persone, luoghi (come un santuario, un tempio o una chiesa) e tempi particolari (giorni santi) possono essere santificati. Il fatto che Dio abbia santificato il settimo giorno significa che questo giorno è santo, che è stato stabilito con il sublime intento di arricchire la relazione fra Dio e l’uomo. Dio ha benedetto e santificato il settimo giorno, il sabato, perché egli stesso si è «riposato» in quel giorno da tutte le sue opere. Evidentemente non lo ha benedetto per se stesso, ma per l’umanità. È la sua divina presenza che conferisce al sabato la sua benedizione e la sua santità.

Il sabato al Sinai. Gli eventi che seguirono l’uscita degli israeliti dall’Egitto dimostrano che avevano in gran parte perso di vista l’importanza del sabato. Le severe esigenze della schiavitù imposte con mano dura avevano reso l’osservanza di questo giorno particolarmente difficile. Ma subito dopo aver ottenuto la libertà, Dio, in modo incisivo, riporta alla loro attenzione, grazie al miracolo della manna e la proclamazione dei dieci comandamenti, che l’osservanza del giorno di riposo fa parte degli obblighi religiosi.

  1. Il sabato e la manna. Un mese prima di proclamare la legge sul Sinai, Dio promette al popolo la sua divina protezione contro le malattie se però essi avessero prestato diligente attenzione «ai suoi comandamenti» e a «tutte le sue leggi» (Es 15:26; cfr. Gn 26:5). Poco dopo aver pronunciato questa promessa, Dio ricorda agli israeliti la sacralità del sabato. Grazie al miracolo della manna insegna loro, in modo concreto, quanto fosse importante, ai suoi occhi, il riposo del giorno di sabato. Durante ogni giorno della settimana Dio fornisce agli israeliti una quantità di manna sufficiente per il loro fabbisogno quotidiano. Non devono raccoglierne per il giorno successivo; se lo avessero fatto, la manna si sarebbe presto guastata (Es 16:4,16-19). Il sesto giorno, però, il popolo ne raccoglie il doppio in modo da averne a sufficienza anche per il giorno seguente, cioè per il sabato. Per ben inculcare l’idea che il sesto è un giorno di preparazione e che il sabato deve essere rispettato in un certo modo, Dio dice: «Domani è un giorno solenne di riposo: un sabato sacro al Signore; fate cuocere oggi quello che avete da cuocere, e fate bollire quello che avete da bollire; tutto quel che vi avanza, riponetelo e conservatelo fino a domani» (v. 23). Solo nel settimo giorno la manna può essere conservata senza che imputridisca (v. 24). Utilizzando parole simili a quelle del quarto comandamento, Mosè ordina: «Raccoglietene durante sei giorni; ma il settimo giorno è il sabato; in quel giorno non ve ne sarà» (v. 26). Durante i quarant’anni in cui gli israeliti hanno vissuto nel deserto, cioè per più di 2.000 sabati consecutivi, il miracolo della manna ricorda loro questo ritmo della vita: sei giorni per il lavoro e un giorno, il settimo, per il riposo.
  2. Il sabato e la legge. Dio inserisce il comandamento del sabato al centro del decalogo. In esso si legge quanto segue: «Ricordati del giorno di sabato per santificarlo. Lavorerai sei giorni e in essi farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è sabato, sacro all’Eterno, il tuo Dio; non farai in esso alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né il forestiero che è dentro alle tue porte; poiché in sei giorni l’Eterno fece i cieli e la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e il settimo giorno si riposò; perciò l’Eterno ha benedetto il giorno di sabato e l’ha santificato» (Es 20:8-11 ND). Tutti i comandamenti del decalogo sono importanti e nessuno di essi dev’essere trascurato (Gc 2:10), ma Dio ha messo un particolare accento sul precetto del sabato con queste parole iniziali: «Ricordati…»! Egli vuole mettere in guardia l’umanità del pericolo di dimenticarne l’importanza. Inoltre, le parole «ricordati del giorno del riposo per santificarlo» mostrano che il sabato non era stato istituito al Sinai ma che le sue origini sono ben più lontane – infatti ci riporta alla creazione – come lo indica la seconda parte del comandamento stesso. Il piano di Dio è che noi osserviamo il sabato come memoriale della sua creazione. Questo comandamento precisa il giorno che deve essere consacrato al riposo e alla lode, invitandoci a contemplare Dio e le sue meravigliose opere.

    Quale memoriale della creazione, l’osservanza del sabato è un antidoto contro l’idolatria. Nel ricordarci che il Signore ha creato i cieli e la terra, il sabato distingue Dio da tutti gli altri falsi dèi. L’osservanza del sabato, dunque, diventa il segno della nostra fedeltà al vero Dio; il segno che noi riconosciamo la sua sovranità di Creatore e di Re. Il comandamento del sabato si presenta come sigillo della legge di Dio. 4 Generalmente, i sigilli contengono tre elementi: il nome del proprietario del sigillo, il suo titolo e la sua giurisdizione. I sigilli ufficiali sono usati per convalidare i documenti di grande importanza. Il documento assume l’autorità di colui che imprime il sigillo. Il sigillo implica, inoltre, che l’ufficiale stesso approva la legislazione e che tutto il potere del suo ufficio è posto in quel timbro. Tra i dieci comandamenti, l’ordine del sabato è l’unico che contiene gli elementi essenziali di un sigillo. È il solo, fra i dieci, che identifica il vero Dio dandone il nome: «Signore Dio tuo»; descrive anche il suo titolo: «Colui che fece», cioè il Creatore; ne afferma anche il territorio di giurisdizione: cieli e terra (Es 20:10,11). Poiché solo il quarto comandamento sottolinea espressamente con quale autorità è stato promulgato il decalogo, esso «contiene il sigillo di Dio e la firma del Creatore proclama l’autenticità e la forza vincolante della sua legge».5 Infatti, Dio ha fatto del sabato un «memoriale o un segno della sua potenza e della sua autorità in un mondo non contaminato dal peccato e dalla ribellione. Deve essere un’istituzione di perpetuo e personale impegno sancita dal monito di queste parole: “Ricordati del giorno di sabato per santificarlo” (v. 20:8)». 6 Questo comandamento divide la settimana in due parti. Dio dà all’uomo e alla donna sei giorni per compiere tutto il loro lavoro, ma riguardo al settimo giorno ordina: «Non fare in esso nessun lavoro ordinario» (vv. 9,10). Questo comandamento afferma che «sei giorni» sono per il lavoro, mentre il settimo è un giorno di riposo. Il fatto che solo il «settimo» sia giorno di riposo di Dio è reso evidente dalle parole di apertura del comandamento: «Ricordati del giorno di [riposo] per santificarlo».7 Sebbene gli esseri umani abbiano bisogno di riposo fisico per rigenerare il proprio organismo, Dio fonda il comandamento del riposo sabatico sull’esempio che egli stesso ha dato. Poiché Dio si è riposato dalla sua attività creatrice in quella primordiale settimana, anche noi dobbiamo riposarci.

  1. Il sabato e il patto. Se la legge di Dio occupa una posizione centrale nel patto (34:27), a maggior ragione il sabato, essendo situato nel cuore della legge, costituisce un’istituzione fondamentale all’interno dell’alleanza. Dio definisce il sabato come un «segno tra me e loro» e lo stabilisce «perché conoscessero che io sono il Signore che li santifico» (Ez 20:12; cfr. 20:20; 31:17). Perciò, egli afferma che l’osservanza del sabato è un «patto perenne» (Es 31:16). Dunque, «come il patto è fondato sull’amore di Dio per il suo popolo (Dt 7:7,8), così anche il sabato, quale sigillo di quel patto, è un segno dell’amore divino».8
  2. I sabati annuali. In aggiunta ai sabati settimanali (Lv 23:3), c’erano sette sabati annuali, cioè dei sabati cerimoniali sparsi per tutto il calendario religioso di Israele. I sabati annuali non erano legati direttamente al settimo giorno o al ciclo settimanale. Queste «solennità del Signore» (v. 38), erano: il primo e l’ultimo giorno della festa dei pani azzimi, il giorno della Pentecoste, la festa delle trombe, il giorno delle espiazioni e il primo e l’ultimo giorno della festa delle Capanne (vv. 7,8,21,24,25,27,28,35,36). Poiché la datazione di questi sabati dipendeva dall’inizio dell’anno sacro, che era basato sul calendario lunare, essi potevano cadere in qualsiasi giorno della settimana. Quando coincidevano con il sabato settimanale, venivano chiamati «gran giorni» (cfr. Gv 19:31). «Mentre il sabato settimanale fu istituito al termine della settimana creativa per tutta l’umanità, i sabati annuali erano parte integrante del sistema giudaico di riti e cerimonie istituiti al Sinai… essi annunciavano la venuta del Messia e la loro osservanza terminò con la sua morte in croce».9

Il sabato e Cristo. Le Scritture insegnano che Cristo fu Creatore allo stesso titolo del Padre (cfr. 1 Cor 8:6; Eb 1:1,2; Gv 1:3). Pertanto è il Figlio di Dio che ha messo da parte il settimo giorno come giorno di riposo per l’umanità. Al momento opportuno, Cristo ha associato il sabato alla sua opera redentiva come l’aveva associato all’opera creativa. Gesù, il grande «IO SONO» (Gv 8:58; Es 3:14), ha inserito il sabato nel decalogo come un richiamo possente per l’appuntamento settimanale dedicato all’adorazione del Creatore. Del resto, il Signore ha aggiunto un’altra ragione per l’osservanza del sabato: la redenzione del suo popolo (Dt 5:14,15). Il sabato appare, quindi, come la caratteristica di coloro che hanno accettato Gesù come Creatore e Salvatore. Il suo duplice ruolo, di Creatore e Redentore, giustifica pienamente il titolo da lui rivendicato: il Figlio dell’uomo è «signore anche del sabato» (Mc 2:28). Dall’alto della sua autorità, egli avrebbe potuto anche abrogare il sabato se l’avesse giudicato necessario, ma non lo ha fatto. Al contrario, non solom lo ha osservato ma lo ha applicato a ogni essere umano, dicendo: «Il sabato è stato fatto per l’uomo» (v. 27). Nel corso del suo ministero terreno, Cristo ha dato l’esempio della fedele osservanza del sabato. Era sua abitudine recarsi alla sinagoga e adorare Dio in giorno di sabato (Lc 4:16). La sua partecipazione alle funzioni sabatiche rivela che approva in pieno la celebrazione del culto in quel giorno. Gesù attribuisce un tale valore alla santificazione del sabato che in vista della persecuzione che sta per venire, dà questo consiglio ai suoi discepoli: «Pregate che la vostra fuga non avvenga d’inverno né di sabato» (Mt 24:20). Come ha ben sottolineato Jonathan Edwards, questo presuppone che «in quell’epoca i cristiani avevano il sacro dovere di osservare rigorosamente il sabato».10 Quando Cristo conclude la sua opera creatrice – il suo primo atto importante nella storia del nostro mondo – si riposa il settimo giorno. Questo riposo significa completezza e compimento. Egli fa altrettanto alla fine del suo ministero terreno, al compimento del suo secondo atto rilevante nella storia. Il venerdì pomeriggio, cioè alla fine del sesto giorno della settimana, Cristo compie la sua missione salvifica sulla terra, dichiarando: «Tutto è compiuto!» (Gv 19:30 CEI). La Scrittura sottolinea che quando Gesù muore «era il giorno della preparazione e stava per cominciare il sabato» (Lc 23:54). Dopo la sua morte, Cristo riposa in una tomba mostrando così che la salvezza del genere umano è giunta al compimento.11 Come si può vedere, il sabato testimonia dell’opera creatrice e redentiva di Gesù. Nell’osservanza dei settimo giorno, i suoi discepoli si rallegrano insieme con lui per ciò che egli ha realizzato per tutta l’umanità.12

Il sabato e gli apostoli. I discepoli hanno un profondo rispetto per il sabato, come lo hanno dimostrato al momento della morte di Cristo. Quando giunge l’ora del sabato, interrompono tutti i preparativi per la sepoltura del loro Maestro e si riposano il sabato «secondo il comandamento», con l’intento di proseguire il loro compito la domenica, cioè il «primo giorno della settimana» (vv. 56; 24:1). Seguendo l’esempio di Cristo, anche gli apostoli osservano il sabato settimanale. Nel corso dei suoi viaggi missionari, Paolo si reca nella sinagoga in giorno di sabato e lì predica il messaggio del Signore (At 13:14; 17:1,2; 18:4). Anche i non ebrei lo invitano a predicare la Parola di Dio nel giorno di sabato (13:42,44). Quando, però, capita in città dove non c’è nessuna sinagoga, l’apostolo cerca sempre i luoghi dove generalmente le persone sono solite incontrarsi per l’adorazione sabatica (16:13). Anche per Paolo come per Cristo è valida questa conclusione: il fatto di partecipare ai servizi religiosi in giorno di sabato attesta che il settimo giorno della settimana è un giorno speciale destinato all’adorazione dell’Altissimo. La fedele osservanza del sabato settimanale da parte dell’apostolo si erge in netto contrasto alla sua attitudine di critica verso i sabati cerimoniali annuali. Egli afferma senza indugio che i cristiani non sono tenuti a osservare quei riposi annuali, in quanto Cristo ha inchiodato tutte le leggi cerimoniali alla croce (cfr. cap. 19, p. 234). Paolo scrive: «Nessuno dunque vi condanni più in fatto di cibo o di bevanda, o riguardo a feste, a noviluni e a sabati: tutte cose queste che sono ombra delle future; ma la realtà invece è Cristo!» (Col 2:16,17 CEI). Poiché «il contesto [di questo brano] riguarda questioni rituali, i sabati di cui si parla si riferiscono alle feste cerimoniali dell’anno religioso giudaico “che sono l’ombra”, o i tipi, e il cui adempimento ha avuto luogo in Cristo».13 Rivolgendosi ai Galati, l’apostolo li mette in guardia contro l’osservanza delle esigenze della legge cerimoniale: «Voi osservate giorni, mesi, stagioni e anni! Io temo di essermi affaticato invano per voi» (Gal 4:10,11). Molti credono che Giovanni si riferisse alla domenica quando dichiara: «Fui rapito dallo Spirito nel giorno del Signore» (Ap 1:10). Nella Bibbia, tuttavia, il solo giorno considerato come proprietà del Signore è il sabato. Cristo dichiara: «Il settimo è giorno di riposo, consacrato al SIGNORE Dio tuo» (Es 20:10); più avanti, lo definisce il «mio santo giorno» (Is 58:13). Cristo, inoltre, si proclama «signore del sabato» (Mc 2:28). Poiché nelle Scritture il solo giorno che il Signore reclama come suo è proprio il settimo giorno, il sabato, sembra logico dedurre che è proprio il sabato il giorno cui Giovanni fa riferimento. Di sicuro non ci sono precedenti nella Bibbia che giustifichino l’applicazione di questo termine al primo giorno della settimana, cioè alla domenica.14 Nessun passo della Bibbia prescrive di osservare un giorno di riposo e culto settimanale all’infuori del sabato. Nessun altro giorno è proclamato «benedetto» e «sacro». In nessuna parte del Nuovo Testamento si dice che Dio abbia sostituito il sabato con un altro giorno della settimana. Al contrario, le Scritture rivelano che Dio desidera ardentemente che il suo popolo osservi il sabato per l’eternità: «“Infatti come i nuovi cieli e la nuova terra che io sto per creare rimarranno stabili davanti a me”, dice il Signore, “così dureranno la vostra discendenza e il vostro nome. Avverrà che, di novilunio in novilunio e di sabato in sabato, ogni carne verrà a prostrarsi davanti a me”, dice il Signore» (Is 66:22,23).

Il significato del sabato. Il sabato ha un significato colmo di una ricca e profonda spiritualità.

  1. Memoriale perpetuo della creazione. Come abbiamo già visto, il significato fondamentale che i dieci comandamenti conferiscono al sabato, riguarda la commemorazione della creazione del mondo (Es 20:11,12). Il comandamento di osservare il sabato quale settimo giorno, è «legato inseparabilmente all’atto della creazione; l’istituzione del sabato e l’ordine di osservarlo è infatti una diretta conseguenza dell’atto creativo. L’intera famiglia umana, dunque, deve la sua esistenza al divino atto creativo lì commemorato; di conseguenza, l’obbligo di rispettare il comandamento del sabato quale memoriale della potenza creatrice di Dio, dovrebbe coinvolgere l’intera razza umana».15 Strong, definisce il sabato «un obbligo perpetuo istituito da Dio in quanto memoriale della sua attività creativa».16 Coloro che lo osservano come memoriale della creazione dovrebbero farlo con gratitudine, riconoscendo «che Dio è il Creatore, il Padre di ogni essere umano e un giusto Sovrano. In questo senso, l’istituzione del sabato aveva un doppio significato: rappresentava infatti un richiamo alla memoria e alla gratitudine. Non era un concetto astratto e la sua applicazione non era ristretta a un solo popolo».17 Fino a quando si adorerà Dio in quanto nostro Creatore, il sabato servirà da segno e memoriale della sua creazione.
  2. Simbolo di redenzione. Quando Dio libera Israele dalla schiavitù d’Egitto, il sabato, già memoriale della creazione, diventa anche il ricordo della liberazione (Dt 5:15). «Il Signore intese il riposo settimanale del sabato, qualora osservato appropriatamente, come costante liberazione dell’uomodalla schiavitù di quell’Egitto che non è limitato a un paese o a un secolo, ma che include ogni terra e ogni tempo. L’uomo oggi deve fuggire dalla schiavitù che viene dalla concupiscenza, dal guadagno e dal potere, dalla sperequazione sociale, dal peccato e dall’egoismo».18 Contemplando la croce comprendiamo che il riposo sabatico si erge a speciale simbolo della redenzione. «Esso è il memoriale dell’esodo dalla schiavitù del peccato, avvenuto sotto la direzione dell’Emmanuele. Il più grande peso che portiamo, è la colpa della nostra disubbidienza. Ricordando il riposo di Cristo nella tomba e quello della vittoria sul peccato, il sabato offre al cristiano l’opportunità tangibile di accettare e sperimentare il perdono, la pace e il riposo di Cristo».19
  3. Segno di santificazione. Il sabato è il segno della potenza trasformatrice di Dio, segno di santità e di santificazione. Il Signore afferma: «Badate bene di osservare i miei sabati, perché il sabato è un segno tra me e voi per tutte le vostre generazioni, affinché conosciate che io sono il Signore che vi santifica» (Es 31:13; cfr. 20:20). Il sabato, perciò, è anche segno del Dio che santifica. Come le persone sono santificate dal sangue di Cristo (Eb 13:12), così il sabato è un segno di accettazione da parte del credente del suo sangue per il perdono dei peccati. Proprio come Dio ha messo da parte il sabato per uno scopo santo, così egli ha anche messo da parte il suo popolo per uno scopo santo: essere i suoi testimoni particolari. La loro comunione con lui, nel settimo giorno, guida alla santità; imparano, così, a dipendere non dalle proprie risorse ma da Dio, cioè da colui che li santifica. «La potenza che ha creato ogni cosa è la stessa che ricrea l’anima alla somiglianza di Dio. Per quelli che lo osservano come un giorno sacro, il sabato è un segno di santificazione. La vera santificazione è armonia con Dio, è unità con lui quanto a carattere e la si ottiene tramite l’ubbidienza a quei princìpi che sono appunto l’espressione del carattere divino. Il sabato è il segno dell’ubbidienza perché chi osserva con tutto il cuore il quarto comandamento ubbidirà all’intera legge e sarà santificato mediante l’ubbidienza».20
  4. Segno di fedeltà. Come la fedeltà di Adamo ed Eva fu messa alla prova dall’albero della conoscenza del bene e del male posto in mezzo al giardino d’Eden, così la lealtà di ogni essere umano a Dio è provata dal comandamento del sabato posto in mezzo al decalogo. Le Scritture rivelano che prima del secondo avvento il mondo sarà diviso in due parti: quelli che sono leali e «osservano i comandamenti di Dio e la fede di Gesù» e quelli che adorano «la bestia e la sua immagine» (Ap 14:12,9). In quel momento, la verità di Dio sarà magnificata davanti al mondo intero, e allora sarà chiaro a tutti che chi rispetta il sabato settimanale, il settimo giorno, costituirà una prova della lealtà al Creatore.
  5. Tempo di comunione. Dio ha creato gli animali per essere dei compagni per l’umanità (Gn 1:24,25). Su un piano molto più elevato, Dio dona all’uomo e alla donna il privilegio dell’armonia coniugale (Gn 2:18-25). Ma con il sabato, Dio concede a tutta l’umanità la forma più nobile di compagnia: la comunione con lui. Gli esseri umani non sono stati creati per intessere i loro sentimenti con gli animali, né solo con i propri simili. Essi sono stati creati per la gloria di Dio. È nel giorno di sabato che noi possiamo sperimentare, in modo speciale, la presenza di Dio in mezzo a noi. Senza il sabato tutto sarebbe lavoro e fatica senza fine. I giorni sarebbero tutti uguali, dedicati agli interessi temporali. L’arrivo del sabato, invece, porta pace, gioia, significato e coraggio. Ci concede tempo per comunicare con Dio tramite l’adorazione, la preghiera, il canto, lo studio, la meditazione della Parola e la condivisione con gli altri. Il sabato è la nostra opportunità per sperimentare la presenza di Dio.
  6. Segno della giustificazione per fede. I cristiani riconoscono che, tramite la guida di una coscienza illuminata dallo Spirito Santo, i non-cristiani che cercano onestamente la verità possono essere condotti dallo Spirito Santo a comprendere i principi generali della legge di Dio (Rm 2:14-16). Questo spiega perché tutti i comandamenti, tranne il quarto, vengono praticati, a differenti livelli, anche al di fuori della cristianità. Questo non è, però, il caso del comandamento del sabato. Molte persone comprendono facilmente e concordano nell’avere un giorno di riposo settimanale, ma spesso hanno difficoltà a capire perché il lavoro, che in qualsiasi altro giorno della settimana è buono e onorevole, diventa un peccato se compiuto nel settimo giorno. La natura non offre nessuna evidenza per l’osservanza del settimo giorno. I pianeti seguono le loro rispettive orbite, la vegetazione cresce, la pioggia e il sole si alternano e gli animali vanno avanti come se tutti i giorni fossero uguali. Perché, allora, gli esseri umani dovrebbero osservare il sabato, il riposo del settimo giorno? «Per i cristiani c’è solo una ragione, e nessun’altra, ma è una ragione più che sufficiente: Dio ha parlato».21 Solo sulla base della speciale rivelazione di Dio gli individui possono capire la ragionevolezza dell’osservanza del settimo giorno. Coloro che osservano questo giorno, dunque, lo fanno per fede e con fiducia assoluta in Cristo, che per primo ha dato esempio della sua osservanza. Rispettando il sabato, i credenti rivelano di voler accettare la volontà di Dio per la loro vita invece di dipendere dal proprio giudizio. Nel santificare il settimo giorno, i credenti non hanno la pretesa di giustificarsi davanti a Dio. La loro osservanza del sabato è piuttosto la conseguenza della loro relazione con Cristo, il Creatore e il Redentore.22 Il rispetto del sabato è il risultato della sua giustizia, ottenuta tramite la giustificazione e la santificazione; esso testimonia la loro liberazione dalla schiavitù del peccato e l’accoglienza della sua perfetta giustizia. «Un albero di mele non diventa tale che producendo mele. Dev’essere, innanzitutto, un albero di mele. Allora, produrrà mele quali suoi frutti naturali.

    Così, il vero cristiano non rispetta il sabato o gli altri nove precetti, per rendere se stesso giusto. Piuttosto, quest’osservanza è il frutto naturale della giustizia che Cristo condivide con lui. Chiunque osserva il sabato in questo modo non è un legalista, poiché l’osservanza esteriore del settimo giorno è un segno dell’esperienza della giustificazione e della santificazione interiore. Dunque, il vero osservatore del sabato, non si trattiene dal fare ciò che è stato proibito in giorno di sabato per conquistarsi il favore di Dio; lo fa perché ama Dio e vuole utilizzare le ore del sabato per avere una più stretta comunione con lui».23 Il rispetto del sabato rivela che abbiamo smesso di dipendere dalle nostre opere e abbiamo compreso che solo Cristo, il Creatore, può salvarci. Infatti, «lo spirito della vera osservanza del sabato rivela un amore supremo per Gesù Cristo, il Creatore e il Salvatore, che ci sta trasformando in persone nuove. Il credente fa del rispetto del giorno giusto, nel modo giusto, un segno della giustificazione per fede».24

  1. Simbolo del riposo in Cristo. Il sabato, memoriale della liberazione d’Israele dall’Egitto e dell’entrata nel riposo della Canaan terrena, distingue i redenti di quel tempo dalle nazioni circostanti. Similmente, il sabato è un segno della liberazione dal peccato e dell’entrata nel riposo di Dio, mettendo da parte l’individuo, già salvato in Cristo, dal resto del mondo. Colui che entra nel riposo al quale Dio ci invita «si riposa anche lui dalle opere proprie, come Dio si riposò dalle sue» (Eb 4:10). «Questo riposo è un riposo spirituale, un riposo dalle nostre “opere proprie”, una tregua dal peccato. È in questo riposo che Dio chiama il suo popolo; ed è questo riposo che, sia il sabato sia la terra di Canaan, simboleggiano».25 Quando Dio completa l’opera della sua creazione e si riposa il settimo giorno, tramite il sabato regala ad Adamo ed Eva un’opportunità di riposare in lui. Sebbene essi vennero meno, il proposito originale di offrire lo stesso riposo all’intera umanità rimane immutato. Anche dopo la caduta, il sabato continua a essere memoriale di quel riposo. «L’osservanza del settimo giorno, il sabato, testimonia dunque non solo della fede in Dio come Creatore di tutte le cose, ma anche della fede nella sua potenza di trasformare la nostra vita e di qualificare uomini e donne a entrare nel “riposo eterno” che egli aveva originariamente inteso per gli abitanti della terra».26 Dio ha promesso questo riposo spirituale all’Israele storico. Nonostante il loro fallimento nell’entrarvi, l’invito di Dio è ancora valido: «Rimane dunque un riposo sabatico per il popolo di Dio» (Eb 4:9). Tutti coloro che desiderano entrare in questo riposo «devono prima entrare, per fede, nel suo “riposo” spirituale, cioè nel riposo dell’anima dal peccato e da qualsiasi sforzo personale di salvezza».27 Il Nuovo Testamento invita i cristiani a non indugiare; «oggi» è il tempo opportuno per sperimentare questo riposo di grazia e fede (Eb 4:7; 3:13). Tutti quelli che entrano in questo riposo, la grazia salvifica ricevuta per fede in Cristo Gesù, smettono di compiere opere meritorie con il fine di guadagnarsi la salvezza. In questo senso, l’osservanza del settimo giorno, il sabato, è il simbolo dell’entrata del credente nel riposo della grazia.

I tentativi di cmabiare il giorno di adorazione

Il sabato occupa un ruolo di vitale importanza nell’adorazione di Dio come Creatore e Redentore: non dovrebbe sorprendere, dunque, che Satana abbia intrapreso una strenua battaglia per distruggere questa sacra istituzione. Non c’è alcun libro, alcun brano, alcun versetto, in cui la Bibbia autorizzi il cambiamento del giorno di adorazione che Dio ha istituito nell’Eden e che ha riconfermato sul Sinai. Anche altri cristiani, pur essendo osservatori della domenica, lo hanno riconosciuto. Il cardinale cattolico James Gibbons ha scritto: «Potete leggere la Bibbia da Genesi all’Apocalisse ma non troverete una singola riga che autorizzi la santificazione della domenica. Le Scritture comandano l’osservanza religiosa del sabato».28 Il protestante A.T. Lincoln, ammette: «L’ipotesi che il Nuovo Testamento fornisca gli elementi per credere che, dopo la risurrezione, Dio abbia sostituito l’adorazione nel settimo giorno, il sabato, con il primo giorno della settimana non è sostenibile».29 Egli riconosce inoltre: «Diventare un osservatore del settimo giorno, il sabato, sarebbe la sola via d’azione coerente per colui che ritiene ancora vincolante l’intero decalogo come legge morale».30 Se non vi sono prove o evidenze bibliche del fatto che Cristo, o i suoi discepoli, abbia cambiato il settimo giorno quale giorno di adorazione, come mai, allora, così tanti cristiani sono giunti ad accettare la domenica come sostituto del sabato biblico?

Il sorgere dell’osservanza della domenica. Il cambiamento del giorno di adorazione, dal sabato alla domenica, ha avuto luogo gradualmente. Non ci sono testimonianze di culti cristiani, in giorno di domenica, prima del secondo secolo; ci sono invece evidenze che, verso la metà dello stesso secolo, alcuni cristiani iniziano a osservare volontariamente la domenica come giorno di adorazione, ma non come giorno di riposo.31 La chiesa di Roma, composta in gran parte da non ebrei, cristiani di origini pagane (Rm 11:13), spinge verso l’adozione della domenica come giorno di culto. A Roma, capitale dell’impero, con il passare del tempo sorgono forti sentimenti anti-giudaici che s’ingigantiscono sempre più. In reazione a questi sentimenti, i cristiani della città cercano di distinguersi dai giudei. Abbandonano, così, alcune pratiche che avevano in comune con i giudei; è in quel momento storico che essi iniziano a trascurare l’adorazione in giorno di sabato e a tendere verso l’osservanza della domenica.32

Dal secondo al quinto secolo, sebbene l’influsso dell’osservanza domenicale andasse aumentando sempre più, i cristiani continuano a osservare il settimo giorno, il sabato, in quasi tutto l’impero romano. Socrate, storico del quinto secolo, scrive: «Quasi tutte le chiese del mondo celebrano i sacri misteri ogni settimana di sabato; tuttavia i cristiani di Alessandria e di Roma, a causa di alcune antiche tradizioni, hanno cessato di farlo».33 Nel quarto e quinto secolo, molti cristiani celebrano il culto sia di sabato sia di domenica. Sozomeno, un altro storico di quel periodo, scrive: «La gente di Costantinopoli, come quasi ovunque altrove, si riunisce insieme di sabato, come anche nel primo giorno della settimana; quest’usanza non è mai stata osservata a Roma o ad Alessandria».34 Queste fonti dimostrano il ruolo predominante che ha avuto Roma nel disconoscere l’osservanza del sabato. Perché coloro che si sono allontanati dalla celebrazione del settimo giorno hanno scelto la domenica, e non un altro giorno della settimana? La ragione principale è la risurrezione di Cristo avvenuto nel primo giorno della settimana: basandosi su questo fatto molti giustificano l’autorizzazione a cambiare il giorno per il culto. «Ma, per quanto strano possa sembrare, non vi fu un solo scrittore del secondo e del terzo secolo che citò mai un singolo versetto biblico come fonte autorevole per l’osservanza della domenica al posto del sabato. Né Barnaba, né Ignazio, né Giustino, né Ireneo, né Tertulliano, né Clemente di Roma, né Clemente di Alessandria, né Origene, né Cipriano, né Vittorino, né alcun altro autore che visse vicino al periodo apostolico, era a conoscenza di una simile istruzione data da Gesù o dalla Scrittura».35

La popolarità e l’influsso che il culto del sole della Roma pagana conferiva alla domenica contribuisce indubbiamente ad accrescere la sua accettazione quale giorno di adorazione. Il culto del sole ha svolto da sempre un ruolo importante nel mondo antico. Era «uno dei più antichi componenti della religione romana». A causa del culto del sole in Oriente, «dagli inizi del secondo secolo, il culto del Sol Invictus divenne predominante anche a Roma e in altre parti dell’impero».36

Questo culto popolare si insinua nella chiesa primitiva attraverso nuovi convertiti. «I cristiani convertiti provenienti dal paganesimo erano costantemente attratti dall’adorazione del sole. Questo è evidente non solo per le frequenti condanne di questa pratica da parte dei padri della chiesa, ma anche per le significative ripercussioni che l’adorazione del sole ebbe sulla liturgia cristiana».37

Il quarto secolo vede l’introduzione della legge sulla domenica. Dapprima sono emanate leggi civili e poi, a seguire, leggi di natura religiosa. L’imperatore Costantino decreta la prima legge civile sulla domenica il 7 marzo 321. Considerata la popolarità della domenica tra gli adoratori pagani del sole e il rispetto che ne avevano molti cristiani, Costantino spera che rendendo la domenica una festività dell’impero si sarebbe aggiudicato il sostegno di questi gruppi per il suo governo.38

La legge sulla domenica che Costantino promulga, riflette il suo passato di adoratore del sole. Si legge: «Nel venerabile giorno del sole [venerabili dies Solis] i magistrati e le persone che risiedono nelle città, si riposino e tutte le attività vengano sospese. In campagna, le persone impegnate nell’agricoltura possono, comunque, liberamente e legalmente continuare le loro attività».39 Diversi anni più tardi la chiesa segue le sue orme. Il Concilio di Laodicea (c. 364), che non è un concilio universale ma un concilio cattolico romano, emana la prima legge ecclesiastica sulla domenica. Nel canone 29 la chiesa sostiene che i cristiani devono onorare la domenica e «se possibile, non fare alcun lavoro in codesto giorno»; denuncia, inoltre, la pratica del riposo sabatico, sostenendo che i cristiani non dovrebbero «essere pigri il sabato [greco sabbaton, “il sabato”], ma dovrebbero, invece, lavorare in tale giorno».40

Nel 538, l’anno che segnò l’inizio dei 1.260 anni della profezia (cfr. cap. 13, p. 161), il terzo concilio cattolico romano di Orleans emana una legge ancora più severa di quella di Costantino. Il canone 28 di questo concilio afferma che di domenica anche «il lavoro dell’agricoltura deve essere messo da parte, in modo che la gente non possa essere impedita dal frequentare la chiesa».41 Il cambiamento profetizzato. La Bibbia rivela che l’osservanza della domenica come istituzione cristiana ha avuto le sue origini nel «mistero dell’empietà» (2 Ts 2:7), che era già all’opera ai tempi di Paolo (cfr. cap. 13, p. 161). Tramite la profezia di Daniele 7, Dio rivela la sua preconoscenza riguardo al cambiamento del giorno di adorazione. La visione di Daniele descrive un attacco contro il popolo di Dio e la sua legge. La potenza avversaria, rappresentata dal piccolo corno (e da una bestia in Ap 13:1-10), porta avanti una grande apostasia all’interno della chiesa cristiana (cfr. cap. 13, p. 161). Sorgendo dalla quarta bestia e diventando, dopo la caduta di Roma, la più grande potenza persecutrice (cfr. cap. 19, p. 234), il piccolo corno tenta di mutare «i giorni festivi e la legge» (Dn 7:25).

Questo potere apostata riesce nel tentativo di ingannare la stragrande maggioranza del mondo, anche se, alla fine, il giudizio divino decreterà la sua condanna (vv. 11,22,26). Infatti, durante la tribolazione finale Dio interverrà a favore del suo popolo e lo libererà definitivamente (12:1-3). Questa profezia si adatta a una sola potenza all’interno della cristianità. Esiste una sola organizzazione religiosa che pretende di possedere la prerogativa di modificare le leggi di Dio.

Nel corso della storia, le autorità cattoliche romane hanno asserito quanto segue. Verso il 1400, Pietro d’Ancarano afferma che «il papa può modificare la legge divina, poiché il suo potere non viene dall’uomo, ma da Dio; egli agisce al posto di Dio sulla terra, con il pieno potere di legare o sciogliere le sue pecore».42 L’impatto che questa sorprendente affermazione è evidente durante la Riforma. Lutero dichiara che solo le Scritture, e non la tradizione della chiesa, sono la guida per la sua vita. Il suo slogan è sola Scriptura,e cioè «la Bibbia e solo la Bibbia».

John Eck, uno dei più accaniti difensori della fede cattolica romana, attacca Lutero riguardo questo punto, affermando che l’autorità della chiesa è superiore alla Bibbia. Egli sfida Lutero sull’osservanza della domenica in sostituzione al sabato biblico. Eck afferma: «La Scrittura insegna: “Ricordati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora sei giorni e fai in essi tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo consacrato al Signore Dio tuo”, ecc. Tuttavia, la chiesa ha cambiato con la propria autorità il sabato con la domenica, sulla quale tu [Lutero] non hai alcuna Scrittura».43

Nel Concilio di Trento (1545-1563), convocato dal papa per controbattere il protestantesimo, Gaspare de Fosso, arcivescovo di Reggio, fa riemergere nuovamente la questione. «L’autorità della chiesa»,scrive,«è illustrata molto chiaramente dalle Scritture; se da una parte essa [la chiesa] le raccomanda e le dichiara divine, [e] le offre a noi per essere lette… dall’altra, i precetti legali insegnati nelle Scritture dal Signore sono cessati per virtù della stessa autorità [la chiesa]. Il sabato, giorno glorioso al centro della legge, è stato sostituito con la domenica… Questi precetti e altre simili questioni, non furono abrogati con gli insegnamenti di Cristo (infatti egli dice di essere venuto per adempiere la legge, non per distruggerla), ma sono stati cambiati dall’autorità della chiesa».44

La chiesa mantiene ancora questa posizione? L’edizione del 1977 del volume intitolato The Convert’s Catechism of Catholic Doctrine, contiene questa serie di domande e di risposte: «D.: Qual è il giorno di riposo biblico? – R.: Il sabato è il giorno di riposo. – D.: Perché osserviamo la domenica invece del sabato? – R.: Osserviamo la domenica al posto del sabato perché la chiesa cattolica ha trasferito la solennità del sabato alla domenica».45

Nel suo bestseller, The Faith of Millions (1974), lo studioso cattolico John A. O’Brien giunge a questa lampante conclusione: «Dato che è il sabato, e non la domenica, ad essere specificato nella Bibbia quale giorno di riposo, non è curioso che i non-cattolici che proclamano di derivare la loro religione direttamente dalla Bibbia, e non dunque dalla chiesa, osservano la domenica invece del sabato? Sì, certo, tutto ciò è contraddittorio e incoerente». «L’usanza di osservare la domenica», continua lo studioso, «proviene e si fonda sull’autorità della chiesa cattolica e non da un esplicito testo della Bibbia.

Questa osservanza rimane un segno che la madre chiesa ha impresso alle sette non-cattoliche che da essa si sono separate, come un ragazzo che fugge via da casa ma tiene ancora nella sua tasca la foto di sua madre o un suo fermacapelli».46 Queste affermazioni adempiono la profezia e contribuiscono all’identificazione della potenza del piccolo corno. La restaurazione del sabato. Nei capitoli 56 e 58 di Isaia, Dio chiama Israele a una riforma del sabato. Rivelando la gloria del futuro ingresso dei gentili all’interno del suo popolo (Is 56:8), egli associa il successo di questa missione di salvezza con l’osservanza del santo sabato (vv. 1,2,6,7).

Isaia delinea accuratamente l’opera specifica che Dio ha affidato al suo popolo. Sebbene la sua missione debba essere globale, è diretta in modo speciale a quei credenti che professano di essere tali ma che in realtà si sono allontanati dai suoi precetti (Is 56:1,2). Egli esprime la missione nei confronti di questi credenti in questi termini: «Tu rialzerai le fondamenta gettate da molte età e sarai chiamato il riparatore delle brecce, il restauratore dei sentieri per rendere abitabile il paese. Se tu trattieni il piede dal violare il sabato, facendo i tuoi affari nel mio santo giorno; se chiami il sabato una delizia e venerabile ciò che è sacro al Signore; se onori quel giorno anziché seguire le tue vie e fare i tuoi affari e discutere le tue cause, allora troverai la tua delizia nel Signore» (58:12-14). La missione dell’Israele spirituale corre parallela a quella dell’antico Israele. La legge di Dio è violata quando la potenza del piccolo corno cambia il sabato. Così come il sabato che è stato abbandonato dal popolo d’Israele doveva essere restaurato, così ai nostri tempi l’istituzione divina del sabato deve essere restaurata, riparando la breccia aperta nel muro della legge di Dio.47 È la proclamazione del messaggio di Apocalisse 14:16-12, insieme a quella del vangelo eterno, che compie quest’opera di restaurazione e di glorificazione della legge.

La proclamazione di questo messaggio è il centro della missione della chiesa di Dio al tempo del secondo avvento (cfr. cap. 13, p. 161). Questo messaggio deve infiammare il mondo; ognuno dev’essere invitato a prepararsi per il giudizio. Le parole che ordinano di adorare il Creatore, «colui che ha fatto i cieli e la terra, il mare e le fonti delle acque», sono un diretto riferimento al quarto comandamento della legge eterna di Dio (Ap 14:7). La loro inclusione in questo avvertimento finale conferma la speciale preoccupazione di Dio nel rivedere restaurato, prima del secondo avvento, il suo sabato ormai dimenticato dalla maggioranza. La proclamazione di questo messaggio scatenerà un conflitto che coinvolgerà tutto il mondo. La questione centrale sarà l’ubbidienza alla legge di Dio e l’osservanza del sabato. Di fronte a questo conflitto ciascuno dovrà prendere posizione: rispettare i comandamenti di Dio o quelli degli uomini. Questo messaggio produrrà un popolo che osserva i comandamenti di Dio e che ritiene la fede in Gesù Cristo. Coloro che lo rigetteranno, riceveranno, infine, il marchio della bestia (14:9,12; cfr. cap. 13, p. 161). Per glorificare con successo la legge di Dio e per onorare il suo santo sabato trascurato, il popolo di Dio deve dare un esempio coerente e amorevole dell’osservanza del sabato.

L’osservanza del Sabato

Per ricordarci del sabato, «giorno del riposo per santificarlo» (Es 20:8), dovremmo pensare al sabato durante tutta la settimana e fare ogni preparativo necessario per osservarlo in maniera gradita a Dio. Dovremmo prestare attenzione a non esaurire tutte le nostre energie durante la settimana da non poterci dedicare al servizio di Dio durante il sabato. Poiché il sabato è un giorno di una comunione speciale con Dio, nel quale siamo invitati a celebrare gioiosamente i suoi meravigliosi atti creativi e redentivi, è importante che evitiamo qualsiasi cosa che tenda a sminuire la sua sacra atmosfera.

La Bibbia specifica che in giorno di sabato dovremmo cessare il nostro lavoro secolare (Es 20:10), evitando qualsiasi lavoro che ci procuri guadagno o qualsiasi transazione commerciale (Ne 13:15-22). Siamo chiamati a onorare Dio, «anziché seguire le nostre vie, fare i nostri affari e discutere le nostre cause» (Is 58:13). Se dedichiamo questo giorno a compiacere noi stessi, se siamo coinvolti in attività, conversazioni e pensieri secolari o se pratichiamo degli sport, togliamo del tempo alla comunione con il nostro Creatore e violiamo la sacralità del sabato.48 L’osservanza del comandamento del sabato dovrebbe essere estesa a tutti coloro che sono sotto la nostra giurisdizione: i nostri figli, quelli che lavorano per noi, ma anche i nostri ospiti e i nostri animali (Es 20:10), in modo tale che anch’essi possano gioire delle benedizioni di questo giorno. Il sabato inizia al tramonto del venerdì e finisce al tramonto del sabato (cfr. Gn 1:5; cfr. Mc 1:32).49 Le Scritture chiamano il giorno che precede il sabato, cioè il venerdì, il «giorno della preparazione» (Mc 15:42); in esso è possibile preparare ogni cosa in modo tale da non guastare la sacralità del sabato. Coloro che preparano i pasti per la famiglia, dovrebbero preparare il cibo per il sabato in anticipo, in modo da potersi riposare anche loro durante le sue sacre ore (cfr. Es 16:23). Quando le sante ore del sabato si avvicinano, è bene che i membri della famiglia, o i gruppi di credenti, si riuniscano insieme poco prima del tramonto del venerdì sera per cantare, pregare e leggere la Parola di Dio, invitando così lo Spirito di Cristo a essere ospite speciale. Ci si dovrebbe riunire ugualmente alla fine del settimo giorno, al calare del sole, per chiudere il sabato e richiedere la presenza e la guida di Dio sulla settimana che comincia. Il Signore esorta il suo popolo a fare del sabato un giorno di delizia (Is 58:13). Come può avvenire ciò? Solo seguendo l’esempio di Cristo, Signore del sabato, si può sperare di sperimentare la vera gioia e la piena soddisfazione che Dio ha in serbo per noi in questo giorno. Cristo ha celebrato il culto di adorazione regolarmente in giorno di sabato, ha partecipato alle funzioni e dato istruzioni religiose (Mc 1:21; 3:1-4; Lc 4:16-27; 13:10). Egli adorava Dio innalzando a lui molto più della semplice lode: stava in compagnia degli altri (Mc 1:29-31; Lc 14:1), passava del tempo all’aperto (Mc 2:23) e compiva azioni di misericordia verso coloro che lo circondavano. Quando poteva, guariva i malati e gli afflitti (Mc 1:21-31; 3:1-5; Lc 13:10-17; 14:2-4; Gv 5:1-15; 9:1-14).

Quando viene criticato per le opere di guarigione che compie in giorno di sabato per alleviare la sofferenza altrui, Gesù replica: «È dunque lecito far del bene in giorno di sabato» (Mt 12:12). I suoi miracoli di guarigione non violano il sabato, né lo aboliscono. Essi segnano solo la fine dei gravosi precetti che hanno distorto il suo significato quale strumento di Dio per la nostra gioia e per il nostro rinnovamento spirituale.50 Dio desidera che il sabato sia fonte di arricchimento spirituale per l’umanità. Tutte le attività che concorrono ad accrescere la comunione con Dio sono adeguate; quelle invece che distraggono da questo scopo e che fanno del sabato un mero giorno di vacanza, sono inappropriate. Il Signore del sabato invita tutti a seguire il suo esempio. Coloro che accettano la sua chiamata sperimentano la delizia del settimo giorno e lo vivono come una festa spirituale, una pregustazione del cielo. Essi scoprono che «il sabato è stato pensato da Dio per prevenire lo scoraggiamento spirituale. Settimana dopo settimana, il settimo giorno conforta la nostra coscienza assicurandoci che, sebbene la trasformazione del nostro carattere non sia ancora terminata, diveniamo completi in Cristo. Ciò che egli ha compiuto al Calvario conta come nostra espiazione. E noi possiamo così entrare nel suo riposo».51


NOTE

1 J. N. ANDREWS,History of the Sabbath,2°ed.,enl.,Seventh-day Adventist Publishing Assn., Battle Creek, MI, 1873, 3° ed., enl., p. 575.

2 SDA Bible Commentary, ed. riv., vol. 1, p.220.

3 Ibid.

4 J.L. SHULER, God’s Everlasting Sign, Southern Pub. Assn., Nashville, 1972, p. 114-116; M.L. ANDREASON, The Sabbath,Review and Herald, Washington, D.C., 1942, p. 248; A.V. WALLENKAMPF, The Baptism, Seal, and Fullness od the Holy Spirit, manoscritto non pubblicato, p. 48; Ellen G. WHITE, Patriarchi e profeti, pp. 254, 255; Ellen G. WHITE, Il gran conflitto, pp. 480, 500, 501.

5 Ellen G. WHITE, Patrarchi e profeti, pp. 254, 255.

6 WALLENKAMP, «Battism, Seal, and the Fullness of the Holy Spirit», p. 48.

7 SDA Bible Commentary,ed. riv. vol. 1, p. 605.

8 «Sabbath», SDA Enciclopedia ,v. 1, p. 1239.

9 «Sabbath,Annual», Ibid., p. 1265.

10 J. Edwards, The Works of President Edwards, Leavitt & Allen, 1852, riprod. di Worcester ed., 1852, vol. 4, p. 622. I puritani considerarono la domenica come il sabato cristiano.

11 È interessante notare che fu in un «gran giorno» (Gv 19:31) che Gesù riposò nella tomba: ciò affinché quel settimo giorno fosse sia il settimo giorno della settimana sia il primo sabato della settimana dei «pani azzimi». Che giorno per culminare la redenzione! Il «molto buono» della settimana creativa si fonde qui idealmente con «è compiuto» della redenzione, in quanto il loro Autore e Realizzatore si riposò ancora una volta al completamento di tutto.

12 S. BACCHIOCCHI, Rest for Modern Man, Southern Publishing Asson., Nashville, 1979, p. 8, 9. In Italiano, Riposo divino per le inquitudini umane, Edizioni ADV, Impruneta,

13 «Sabbath», SDA Enciclopedia,ed. riv., p. 1244. Cfr. anche SDA Bible Commentary, ed. riv., vol. 7,pp. 205,206; cfr. Ellen G. WHITE,«The Australia Camp Meeting»,Review and Herald, 7 gennaio 1896, p. 2.

14 Cfr. SDA Bible Commentary,ed. riv., vol. 7, pp. 735,736. Cfr. Ellen G. WHITE, Gli uomini che vinsero un impero, Edizioni ADV, Impruneta, 1989, p. 365.

15 «Sabbath», SDA Enciclopedia, p. 1237.

16 A. H. STRONG, Systemic Theology, p. 408.

17 Ellen G. WHITE, Patriarchi e profeti, p. 48. 18 S. Bacchiocchi, Rest for Modern Man, p. 15.

19 Ibid., p. 19.

20 Ellen G. WHITE, I tesori delle testimonianze, Edizioni ADV, Impruneta, 1988, vol. 3, p. 10.

21 ANDREASEN, Sabbath, p. 25.

22 Il legalismo può essere definito come «il tentativo di guadagnarsi la salvezza tramite lo sforzo individuale. È conformarsi alla legge e a certe osservanze come mezzo di giustificazione davanti a Dio. Ciò è sbagliato, “perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui” (Rm 3:20)» (SHULER, God’s Everlasting Sign, p. 90). Shuler continua dicendo: «Coloro che denunciano l’osservanza del sabato come qualcosa di legalistico devono considerare questo:se un cristiano convertito abbandona l’adorazione dei falsi dèi e mantiene anche la devozione comandata dal primo e dal terzo comandamento, agisce egli in opposizione alla salvezza per grazia? La purezza, l’onestà e la verità come difesi dal settimo, dall’ottavo e dal nono comandamento sono in contrasto con la salvezza per grazia? La risposta è no, a entrambe le domande. Dunque anche l’osservanza del settimo giorno da parte di un’anima rigenerata non è legalismo, né è contrario alla salvezza per sola grazia. Infatti, il comandamento del sabato è il solo precetto nella legge che si erge come segno di liberazione dal peccato e di santificazione per sola grazia» (Ibidem).

23 Ibid., p. 89.

24 Ibid., p. 94.

25 ANDREASEN, Sabbath, p. 105.

26 SDA Bible Commentary,ed. riv., vol. 7, p. 420.

27 Ibidem.

28 J. GIBBONS, The Faith of Our Fathers, 47° ed. enl. Ed., John Murphy & Co, Baltimore, 1895, pp. 111, 112. R. W. Dale, un congregazionalista, disse: «È chiaro a sufficienza che per quanto rigidamente, o devotamente, possiamo trascorrere la domenica, noi non stiamo osservando il sabato… Il sabato fu fondato su uno specifico comandamento di Dio. Non possiamo in alcun modo sostenere che questo comandamento indichi di osservare la domenica» (R.W. DALE, The Ten Commandments, 4a ed., Hodder and Stoughton, London, 1884, p. 100).

29 A.T. LINCOLN,«From Sabbath to Lord’s Day:A Biblical and Theological Perspective», in From Sabbath to Lord’s Day: A Biblical, Historical and Theological Investigation,ed. D. A.Carson, Zondervan, Grand Rapids, 1982, p. 386.

30 Ibid., p. 392

31 Cfr. J. MARTYR, First Apology, in Ante-Nicene Fathers, Wm. Eerdmans, Grand Rapids, 1979,vol. 1,p. 186; MAXWELL,God Cares,Pacific Press,Mountain View,1981,vol. 1,p. 130.

32 Cfr., per es., S. BACCHIOCCHI,«The Rise of Sunday Observance in Early Christianity» in The Sabbath in Scripture and History,ed. Kenneth A. Strand,Review and Herald,Washington D.C.,1982,p. 137; S. BACCHIOCCHI,From Sabbath to Sunday,Pontifical Gregorian University Press, Roma, 1977, pp. 223-232.

33 SOCRATE, Ecclesiastical History, libro 7, cap. 19, trad. in Nicene e Post-Nicene Fathers, 2° serie, vol. 2, p. 390.

34 SOZOMENO, Ecclesiastical History, libro 7, cap. 19, trad. in Nicene e Post-Nicene Fathers, 2° serie, vol. 2, p. 390.

35 MAXWELL, God Cares,vol. 1, p. 131.

36 G. H. HALSBERGHE, The Cult of Sol Invictus, Leiden E., J. Brill, 1972, pp. 26, 44. Cfr. anche S. BACCHIOCCHI, «Rise of Sunday Observance», p. 139.

37 S. BACCHIOCCHI, «Rise of Sunday Observance», p. 140. Cfr. anche S. BACCHIOCCHI, From Sabbath to Sunday, pp. 252, 253.

38 Cfr. MAXWELL, God Cares,vol. 1, p. 129; H. G. HEGGTVEIT, Illustreret Kirkehistorie, Cammermeyers Boghandel,Christiana,Oslo,1891-1895,p. 202,come trad. in SCHAFF,History of the Christian Church,5°ed., Charles Scribner, New York, 1902, vol. 3, p. 380, nota 1.

39 Codex Justinianus, book 3, title 12,3, trad. in SCHAFF, History of the Christian Church, 5° ed., Charles Scribner, 1902, New York, 1902, vol. 3, p. 380, note 1.

40 Concilio di Laodicea, Canone 29, in Charles J. HÉFÉLÉ, A History of the Councils of the Church From the Original Documents,trad. & ed. Henry N. Oxenham, T and T Clark, Edinburgh, 1876, vol. 2, p. 316. Cfr. SDA Bible Students’Source Book,ed. riv., p. 885.

41 G.D. MANSI,ed., Sacrorum Conciliorum,vol. 9, col. 919, come citato da Maxwell, God Cares,vol. 1, p. 129. Citato in parte in Andrews, History of the Sabbath and the First Day of the Week, p. 374.

42 L. FERRARSI,«Papa», art. 2, Prompta Biblioteca, Caspa Storti,Venezia, 1772, vol. 6, p. 29, come trad. in SDA Bible Students’Source Book,ed. riv., p. 680.

43 J. ECK, Enchiridion of Commonplaces Against Luther and Other Enemies of the Church, trad. Ford L. Battles, 3° ed., Baker, Grand Rapids, 1979, p. 13.

44 G. [Ricciulli] DE FOSSO, Discorso nella 17° Sessione del Concilio di Trento, 18 gennaio 1562, in MANSI, Sacrorum Conciliorum,vol. 33, cols., 529, 530, come trad. in SDA Bible Students’Source Book,ed. riv., p. 887.

45 P. GEIERMANN, The Convert’s Catechism of Catholic Doctrine,Tan Books and Publishers, Rockford, 1977, p. 50.

46 J.A. O’BRIEN, The Faith of Millions,ed. riv. Our Sunday Visitor Inc., Huntington, 1974, pp. 400,401.

47 Cfr. Ellen G. WHITE, Il gran conflitto, pp. 353-355.

48 Ellen G. WHITE, Selected Messages,vol. 3, p. 258.

49 Come chiaramente evidente nel racconto della creazione,nelle Scritture i giorni erano scanditi da tramonto a tramonto (Lv 23:32).

50 L’esempio di Cristo autorizza gli ospedali cristiani a stare aperti sette giorni su sette senza fornire nessun giorno di riposo al proprio personale? Comprendendo i bisogni e la particolarità dell’assistenza ospedaliera, Ellen G. White disse: «Il Salvatore ci ha mostrato tramite il suo esempio che è giusto alleviare la sofferenza in questo giorno; i medici e le infermiere, però,non dovrebbero fare nessun lavoro che non sia necessario. Le cure ordinarie e le operazioni che possono aspettare,dovrebbero essere rimandate fino al giorno seguente. Lasciate che i pazienti sappiano che i medici devono avere un giorno per riposare» (Medical Ministry,Pacific Press, Mountain View, 1963, p. 214). I compensi derivanti dal servizio medico prestato di sabato dovrebbero essere messi da parte per opere di carità. Ellen G. White scrisse:«Può essere necessario dover dedicare anche le ore del santo sabato per alleviare la sofferenza dell’umanità. Ma i compensi di questo lavoro dovrebbero essere messi nel tesoro del Signore, affinché siano utilizzati per i poveri bisognosi che necessitano di cure mediche ma che non possono permettersi di pagarle» (Ibid., p. 216).

51 G.E. VANDEMAN, When God Made Rest,Pacific Press, Boise, ID, 1987, p. 21.